Disturbi dell'attenzione: caratteristiche principali

I disturbi dell'attenzione comportano un deterioramento, una diminuzione o un'alterazione di questa funzione cognitiva. Vediamo i disturbi più frequenti e in quali condizioni o malattie compaiono.
Disturbi dell'attenzione: caratteristiche principali
Laura Ruiz Mitjana

Scritto e verificato da Laura Ruiz Mitjana in 06 luglio, 2021.

Ultimo aggiornamento: 06 luglio, 2021

L’attenzione è una funzione cognitiva che ci consente di elaborare gli stimoli provenienti dall’ambiente per un dato tempo (attenzione sostenuta); inoltre di selezionare le informazioni che ci interessano e ignorare le altre. Può risultare, in alcuni casi, alterata o diminuita; quando ciò accade, parliamo di disturbi dell’attenzione.

In questo articolo affronteremo i disturbi dell’attenzione secondo due criteri: quantitativo (avere più o meno attenzione) e qualitativo (quando l’attenzione è alterata per diverse ragioni). Inoltre, vedremo in quali disturbi o condizioni psicologiche questi deficit compaiono più di frequente.

Che cos’è l’attenzione?

L’attenzione è una funzione cognitiva; è un processo comportamentale e cognitivo che si focalizza su un aspetto dell’informazione, ignorandone altri. Tuttavia, non esiste un unico tipo di attenzione, ma diversi (attenzione sostenuta, attenzione selettiva, attenzione divisa…).

Attenzione e consapevolezza

L’attenzione è stata definita da Bleuler come “una manifestazione dell’affettività, in cui le impressioni o le idee che suscitano interesse vengono rafforzate e tutte le altre vengono inibite”. Inoltre, la relazione tra attenzione e coscienza è molto stretta; l’attenzione, infatti, comporta la capacità di mobilitare e focalizzare l’area della coscienza su determinati oggetti.

Storia dei disturbi dell’attenzione

I disturbi dell'attenzione hanno una lunga storia
I disturbi dell’attenzione sono oggetto di studio da decenni. Le teorie cambiano, man mano che emergono nuovi dati.

Nella letteratura scientifica, i disturbi dell’attenzione sono chiamati ipoprosessie e aprosessie, per riferirsi, rispettivamente, ad una diminuita capacità attentiva o alla sua completa assenza.

Baños e Belloch (1995), citati nel CEDE (2018), descrivono le basi dell’approccio classico.

Queste includono la valutazione dell’attenzione e della concentrazione, il considerare la vigilanza e la chiarezza della coscienza come prerequisiti per il corretto funzionamento dell’attenzione; inoltre l’assimilazione della vigilanza e della concentrazione allo stato di veglia.

Secondo questi autori, tali presupposti semplificano notevolmente la psicopatologia dell’attenzione. Vengono tralasciati, quindi, numerosi aspetti o proprietà dell’attenzione, concentrandosi solo sulla facoltà dell’attenzione come concentrazione o, nel migliore dei casi, aggiungendo le proprietà dell’attenzione sostenuta.

Con questi presupposti, gli unici disturbi dell’attenzione che possono essere concepiti sono le variazioni quantitative nel grado di focalizzazione dell’attenzione su uno stimolo o un compito; prestare poca attenzione o per niente, prestare attenzione a poche cose o variare costantemente l’oggetto dell’attenzione.

Tutto questo può essere ricondotto in un contesto di ipo o iper-concentrazione, cioè gli estremi nel continuum di concentrazione darebbero luogo agli stessi effetti.

Disturbi dell’attenzione

I disturbi dell’attenzione comportano una riduzione o un’alterazione della stessa. Descriviamo, a seguire, i disturbi presenti nelle classiche categorie dei disturbi dell’attenzione, così come la pseudoaprosessia, la paraprosessia e l’iperaprosessia.

Vedremo anche quali disturbi psicologici (o di altro tipo) sono tipici per ciascuno di questi disturbi dell’attenzione, secondo i criteri di Higueras et al. (1996), elencati nel Manuale CEDE già citato.

Infine, parleremo di alcuni dei disturbi proposti dalla psicopatologia cognitiva, secondo la classificazione di Reed (1988) (cit. nel Manuale CEDE ).

Aprosessie

Uno dei gruppi dei disturbi dell’attenzione sono le aprosessie, la massima riduzione della capacità attentiva (cioè la persona non è in grado di prestare attenzione ad alcuno stimolo).

Può essere apprezzata in situazioni di agitazione o di stupore. In questi casi, può diventare impossibile esercitare l’attenzione.

Ipoprosessie

Questa categoria comprende un’ampia varietà di disturbi dell’attenzione, a seconda del grado di compromissione della capacità attentiva. Vediamo i principali:

Distraibilità

La distraibilità è caratterizzata da marcata instabilità e salti dell’attenzione. L’attenzione è rivolta per breve tempo e su molteplici stimoli. La distraibilità è tipica dell’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività ), stato crepuscolare e stati maniacali (p. es., disturbo bipolare).

Labilità attentivo emotiva

È caratterizzata da incostanza e oscillazione delle funzioni attentive. Appare soprattutto in situazioni di alto livello di stress o ansia.

Inibizione dell’attenzione

L’inibizione dell’attenzione è definita come “incapacità di attivare l’attenzione”. In questo caso, è presente un certo grado di attenzione, ma insufficiente. È tipico della depressione e della schizofrenia.

Negligenza

La sindrome da negligenza è caratterizzata da disattenzione, acinesia e negligenza emispaziale. Nelle persone con lesioni a carico dell’emisfero cerebrale non dominante compare quella che viene chiamata disattenzione unilaterale, caratterizzata dalla tendenza a ignorare metà dello spazio extrapersonale.

Si manifesta in compiti che richiedono una percezione simmetrica dello spazio, come scrivere o disegnare.

Affaticamento dell’attenzione

L’affaticamento dell’attenzione è definito come “un facile esaurimento dell’attenzione, secondario a fattori di compromissione cerebrale”. Appare in persone con tumori cerebrali, demenza o nevrastenia post-traumatica.

Apatia

L’apatia è considerata un altro dei disturbi dell’attenzione, ed è definita come la ‘difficoltà a mantenere l’attenzione su determinati stimoli’. È tipica degli stati astenico-apatici, della depressione e dei gravi disturbi della personalità.

Perplessità

La psicopatologia dell’attenzione classica considera la perplessità come un’alterazione qualitativa dell’attenzione (e non come un’alterazione quantitativa, che va dalla minore attenzione alla maggiore). In questo stato si dice che la persona non raggiunge la sintesi del contenuto dell’attenzione.

Si tratta di un fenomeno alquanto complesso, in cui il soggetto «non riesce a cogliere il significato concreto dei fenomeni e delle loro relazioni effettive, così da non essere in grado di comprendere le conseguenze delle proprie azioni e le situazioni in cui si trova».

Pseudoaprosessie, paraprosessie e iperprosessie

I disturbi dell'attenzione richiedono una diagnosi clinica
Una minoranza di persone può sviluppare disturbi dell’attenzione difficili da diagnosticare, come le pseudoaprosessie.

In un’altra categoria di disturbi dell’attenzione troviamo le pseudoaprosessie, le paraprosessie e le iperprosessie.

  • Pseudoaprosessie: sono simili all’aprosessia (mancanza di attenzione), ma in questo caso l’attenzione è preservata e rivolta soprattutto alle reazioni dell’ambiente.
  • Paraprosessie: implicano un indirizzamento anormale dell’attenzione. Sono tipiche dell’ipocondria, ad esempio, dove l’attenzione è focalizzata sui sintomi.
  • Iperprosessie: sono focalizzazioni eccessive o transitorie dell’attenzione. Ad esempio, lo uno stato iperlucido (trance).

Psicopatologia cognitiva dell’attenzione

La prospettiva del modello cognitivo nello studio della psicopatologia, è diversa da quanto fin qui accennato; obiettivo è lo studio dei processi di conoscenza anormali (sia in situazioni naturali che artificiali).

Secondo approcci più vicini alla ricerca psicologica sull’attenzione, Reed (1988) suddivide i disturbi dell’attenzione secondo l’aspetto dell’attenzione predominante.

Attenzione come concentrazione

Questa sezione comprende le alterazioni legate alla capacità di fissare l’attenzione sugli stimoli; sono presenti in molti disturbi psichiatrici e situazioni quali estrema stanchezza, bisogno di dormire, stati di malnutrizione, ecc. All’interno di questo gruppo troviamo due disturbi dell’attenzione:

  • Assenza mentale: si verifica quando il soggetto è così assorto nei propri pensieri da escludere informazioni esterne solitamente accessibili; quindi non risponde ai feedback esterni.
  • Divario temporale: si verifica quando una persona “non ricorda” una sequenza di comportamenti che si è necessariamente verificata.

Attenzione come selezione

L’attenzione selettiva è la capacità dell’attenzione di separare gli stimoli rilevanti da quelli irrilevanti. Reed mette in evidenza il fenomeno del “tuning”, legato alla capacità di seguire una fonte di informazione quando molte altre competono allo stesso tempo per attirare l’attenzione.

Quando esiste un’alterazione in questa funzione, il soggetto non è in grado di fissare la propria attenzione. Appare in disturbi come episodi maniacali, disturbi d’ansia, sintomi crepuscolari o nella schizofrenia.

Attenzione come attivazione

In questa categoria troviamo il disturbo dell’attenzione della “visione a tunnel”. Appare in situazioni altamente stressanti; a livello di attenzione, il focus è estremo e ristretto.

Quindi, l’attivazione dell’organismo produce un restringimento del focus di attenzione selettiva; si tende, inoltre, ad abbandonare gli indici delle informazioni periferiche (i dettagli) a favore dell’informazione centrale, provocando una “visione a tunnel”.

Attenzione come vigilanza

Questo termine descrive uno stato di alta ricettività o sensibilità verso lo stimolo ambientale, nonché una specie di dedizione attentiva definita da determinati compiti.

I deficit di attenzione nei compiti di vigilanza compaiono nelle persone con schizofrenia, nelle persone con disturbo d’ansia generalizzato (GAD) o in soggetti normali con elevati punteggi di ansia di tratto.

Attenzione come aspettativa / anticipazione

Infine, troviamo l’attenzione come aspettativa. Sulla base delle nostre conoscenze e delle nostre precedenti esperienze, anticipiamo determinati risultati dall’ambiente. Tuttavia, le persone con schizofrenia, ad esempio, non beneficiano di segnali preparatori nei compiti cognitivi.

Questo perché non riescono a mantenere uno stato che li predisponga a rispondere in modo rapido e appropriato allo stimolo di cui si è preventivamente informati.

La psicopatologia dell’attenzione comprende diversi disturbi dell’attenzione. Qui li abbiamo affrontati da un punto di vista quantitativo (intendendo l’attenzione come un continuum che contempla diversi gradi ) e qualitativo. Come abbiamo visto, alcune alterazioni sono più tipiche di alcuni disturbi rispetto ad altri.

Tuttavia, ognuno di noi può sviluppare un disturbo di questo tipo, in presenza o meno di disturbo psicologico. Fortunatamente, si tratta di solito di processi reversibili e, inoltre, l’attenzione può essere allenata e migliorata nel tempo (in una certa misura).

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