Quali sono i normali livelli di zucchero nel sangue dopo aver mangiato?

I livelli di zucchero nel sangue dopo aver mangiato possono essere modificati da una serie di fattori. Occorre prestare attenzione perché un'alterazione può essere il campanello d'allarme di una malattia.
Quali sono i normali livelli di zucchero nel sangue dopo aver mangiato?

Scritto da Luis Rodolfo Rojas Gonzalez, 09 luglio, 2021

Ultimo aggiornamento: 09 luglio, 2021

I livelli di zucchero o glucosio nel sangue sono il risultato dell’assorbimento intestinale dei nutrienti e del loro metabolismo all’interno del corpo. Possono essere influenzati da dieta, esercizio fisico, farmaci e malattie. Vi interessa sapere quali sono i normali livelli di zucchero nel sangue dopo aver mangiato? Ne parliamo in questo articolo.

Il cibo costituisce la principale fonte di energia per il corpo, poiché determina la quantità di zuccheri, grassi e proteine che l’organismo ha a disposizione. Tuttavia, alcune patologie possono alterare il metabolismo e modificare le concentrazioni di glucosio nel sangue.

Pertanto, è fondamentale sapere quali sono le normali caratteristiche glicemiche ai fini di una diagnosi precoce.

Chi deve tenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue?

I livelli di zucchero nel sangue dopo aver mangiato possono essere misurati con un glucometro
I pazienti con problemi metabolici, in particolare diabete mellito, dovrebbero mantenere un controllo regolare della glicemia.

La concentrazione di glucosio nel sangue è un dato con valore preventivo, diagnostico, terapeutico e prognostico. Per questo motivo i pazienti con diabete di tipo 1 e di tipo 2 sono le principali categorie che devono mantenere uno stretto controllo glicemico. Questo perché il diabete è associato a molteplici complicazioni dovute all’iperglicemia.

Allo stesso modo, conoscere i livelli di zucchero nel sangue a digiuno e dopo aver mangiato favorisce la diagnosi precoce dei pazienti ad alto rischio di diabete. È il caso delle persone prediabetiche o con intolleranza al glucosio.

Inoltre, l’importanza del controllo glicemico aumenta se si hanno parenti con diabete, se si soffre di obesità e si segue uno stile di vita sedentario.

D’altra parte, l’American Diabetes Association (ADA) stima che il controllo di routine della glicemia possa essere utile in altri casi. Soprattutto:

  • Pazienti con regolare prescrizione di insulina.
  • Persone che usano agenti ipoglicemizzanti orali.
  • Donne incinte.
  • Ipoglicemici sintomatici e asintomatici.
  • Persone a rischio di chetoacidosi diabetica.

Livelli normali di zucchero nel sangue dopo aver mangiato

In generale, la glicemia postprandiale è quella che si ottiene da 1 a 2 ore dopo aver mangiato. Permette di analizzare lo stato attuale del metabolismo glicemico e come risponde all’assorbimento di nuovi nutrienti. In questo modo è possibile intraprendere in modo tempestivo azioni diagnostiche e terapeutiche.

I livelli di zucchero post-prandiale possono essere misurati utilizzando un glucometro o con un esame di laboratorio standard. Questo come parte di un test glicemico casuale o test di tolleranza al glucosio orale (OGTT).

Gli studi stimano che i normali livelli di glucosio nel sangue 2 ore dopo l’assunzione di cibo in un OGTT siano inferiori a 140 milligrammi per decilitro.

D’altra parte, i livelli di zucchero nel sangue raccomandati nei diabetici sono inferiori a 180 milligrammi per decilitro 1 – 2 ore dopo aver mangiato. Tuttavia, i valori glicemici possono cambiare in base all’età, alla durata della malattia e alla presenza di comorbidità.

Livelli di glucosio postprandiali ottimali in base al tipo di paziente

I livelli target di zucchero nel sangue dopo aver mangiato varieranno in base all’età e alla salute del paziente. In tal senso, la glicemia postprandiale, a seconda del paziente, va riscontrata nei seguenti valori espressi in milligrammi per decilitro (mg/dl):

  • Bambini sotto i 5 anni senza diabete: meno di 250 mg/dl.
  • Bambini da 6 a 11 anni senza diabete: meno di 225 mg/dl.
  • Adolescenti da 12 a 18 anni senza diabete: meno di 200 mg/dl.
  • Bambini e adolescenti sotto i 18 anni con diabete 2 ore dopo aver mangiato: da 90 a 110 mg/dl.
  • Adulti senza diabete 2 ore dopo aver mangiato: da 90 a 180 mg/dl.
  • Adulti con diabete 2 ore dopo aver mangiato: meno 180 mg/dl.
  • Diabetici che assumono insulina ai pasti: meno 180 mg/dl.
  • Diabetici che non assumono insulina ai pasti: meno 140 mg/dl.
  • Donne incinte con diabete gestazionale 2 ore dopo aver mangiato: meno 120 mg/dl.
  • Donne incinte con precedente diabete di tipo 1 o 2, 2 ore dopo aver mangiato: meno 110 o 120 mg/dl.

In che modo il cibo aumenta i livelli di zucchero nel sangue?

Quando si consuma del cibo, nel tratto intestinale si attiva una cascata di enzimi digestivi, responsabili della scomposizione del cibo in metaboliti essenziali. Da questo processo si ottengono carboidrati, proteine, acidi grassi, vitamine e minerali, che verranno assorbiti dalla mucosa intestinale e passeranno nel circolo sanguigno.

I carboidrati sono i principali responsabili dell’aumento dei livelli di zucchero nel sangue dopo aver mangiato. I carboidrati sono suddivisi in monosaccaridi, disaccaridi, oligosaccaridi e polisaccaridi in base alla loro struttura chimica. Ognuno di essi ha un diverso tasso di assorbimento intestinale e impatto sulla glicemia.

Per questo motivo, l’aumento della glicemia dipende dal tipo di cibo che si sta mangiando. Allo stesso modo, sarà condizionata dall’indice glicemico di ciascun alimento. In questo senso, se un pasto ha un indice glicemico alto, verrà assorbito più velocemente, generando picchi di glucosio nel sangue.

Se invece l’indice è basso, l’impatto sulla glicemia sarà minore. Secondo l’ADA, gli alimenti che hanno il maggiore impatto sulla glicemia postprandiale sono:

  • Bagel
  • Muffin e waffle.
  • Pane bianco.
  • Cereali lavorati.
  • Farina d’avena e riso istantanei.
  • Patate al forno o bollite.
  • Purè istantaneo.
  • Bevande zuccherate e sportive.

Si consigliano invece fonti magre di proteine come carne, pollame e formaggi magri per ridurre l’impatto del cibo sulla glicemia. Inoltre, sono da preferire i grassi sani come il burro di arachidi, le noci e l’olio d’oliva che favoriscono l’equilibrio metabolico dei nutrienti.

Tenere sotto controllo la glicemia

Attualmente, attraverso cambiamenti nello stile di vita e alcune misure, è possibile tenere sotto controllo la glicemia durante il giorno e dopo aver mangiato. L’obiettivo è mantenere i valori degli zuccheri entro limiti normali e ridurre il rischio di soffrire di patologie metaboliche o complicazioni di salute a lungo termine.

Controllo della glicemia e assunzione di farmaci

controllo dei livelli di zucchero nel sangue dopo aver mangiato
Seguendo le indicazioni del medico è possibile mantenere livelli di glucosio “normali per ogni patologia”.

Nei pazienti prediabetici o diabetici, il controllo glicemico regolare è vitale, soprattutto se sono sotto insulina. In questo modo è possibile intraprendere in modo rapido azioni preventive e terapeutiche in caso di variazioni significative della glicemia.

D’altra parte, è importante mantenere uno stretto monitoraggio dei farmaci e delle terapie prescritte dal medico specialista.

Il trattamento del diabete mira a promuovere l’abbassamento della glicemia e l’aumento della sensibilità periferica all’insulina. Per questo motivo possono manifestarsi fluttuazioni metaboliche se il farmaco viene abbandonato o non viene utilizzato correttamente.

Metodo del piatto

La dieta è uno degli elementi chiave nella gestione dei livelli di glucosio plasmatico. Per questo motivo è fondamentale stabilire un piano alimentare adeguato che permetta di soddisfare i fabbisogni giornalieri senza superarli. Il metodo del piatto è un modo pratico per organizzare i pasti in quantità e porzioni salutari.

Il primo passo è selezionare un piatto di medie dimensioni e dividerlo mentalmente a metà. Quindi si deve tracciare una linea orizzontale al centro di una delle metà per ottenere tre porzioni in tutto.

Le verdure non amidacee dovrebbero riempire la porzione più grande del piatto. Ciò consente di garantire il consumo di una buona quantità di fibre, vitamine e minerali.

Inoltre, deve essere assicurata un’adeguata quantità di verdure nei pasti che non possono essere suddivisi in porzioni, come stufati e brodi. Alcune verdure non amidacee che possono essere utilizzate sono:

  • Pomodori e peperoni.
  • Broccoli o cavolfiori.
  • Carote e asparagi.
  • Funghi e piselli.
  • Zucca, sedano e cetriolo.

Una parte del piatto dovrebbe contenere fonti di proteine magre e a basso contenuto di grassi. Secondo gli studi la loro importanza risiede nella capacità di fornire aminoacidi fondamentali al funzionamento e alla struttura delle cellule. Tra le fonti proteiche più consigliate ci sono:

  • Pollo, uova e tacchino.
  • Pesce e crostacei.
  • Carne di manzo magra
  • Formaggio a basso contenuto di grassi.
  • Fagioli e lenticchie
  • Tofu e tempeh.

Per finire, l’ultima parte del piatto deve essere riempita da carboidrati. È importante scegliere cibi leggeri e ricchi di fibre, evitando quelli che hanno il maggior effetto sulla glicemia, come quelli sopra citati.

Il conteggio dei carboidrati ingeriti

Nei pazienti ad alto rischio con obesità, diabete e prediabete, una buona opzione è calcolare i carboidrati assunti in grammi.

Per i diabetici di tipo 1 e di tipo 2 che assumono insulina durante i pasti, viene stabilito il rapporto carboidrati-insulina (ICR). Definisce il volume in grammi di carboidrati che copre 1 unità di insulina ed è individuale.

Un modo pratico per contare i carboidrati è leggere la tabella nutrizionale fornita con la maggior parte degli alimenti. Da queste informazioni, si calcola la quantità di carboidrati ingerita in base al peso o alle dimensioni della porzione. In questo modo, si avrà un’idea abbastanza precisa di quanti carboidrati entrano nel corpo ogni giorno.

La quantità di carboidrati da assumere non è fissa e dipende da diversi fattori. Questi includono età, metabolismo basale, peso, altezza, attività fisica e stato di salute del paziente. Per questo motivo è consigliabile rivolgersi ad un nutrizionista per stabilire un adeguato piano alimentare.

Terapia nutrizionale

Oggi, programmi e servizi di nutrizione clinica offrono un supporto professionale con l’obiettivo di stimolare cambiamenti salutari nella dieta e nello stile di vita dei pazienti. In questo modo si cerca di far passare ai pazienti i principi di una dieta sana ed equilibrata a lungo termine.

Allo stesso modo, è compito del nutrizionista rilevare patologie metaboliche preesistenti. Inoltre, guidare ed educare alla scelta degli alimenti in base alla nostra salute, il fabbisogno giornaliero e l’attività fisica.

I normali livelli di zucchero nel sangue possono variare

Lo stato del corpo umano è il risultato di meccanismi adattativi individualizzati. Per questo motivo, i normali livelli di zucchero nel sangue durante il giorno e dopo aver mangiato possono variare da persona a persona.

L’obiettivo del medico è che il paziente resti all’interno di un intervallo glicemico ideale per evitare possibili effetti avversi e complicazioni. Inoltre, va tenuto presente che altri fattori come lo stress, l’attività fisica e l’uso di farmaci possono condizionare o alterare i valori della glicemia.

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