Dolore cronico

La capacità di provare dolore ha una funzione protettiva. Ci avverte di un danno tissutale imminente o effettivo e induce risposte riflesse e comportamentali coordinate per ridurre tale danno al minimo. Al contrario, le sindromi dolorose persistenti non offrono benefici e causano solo sofferenza e angoscia.
Dolore cronico
Paula Villasante

Scritto e verificato da la psicóloga Paula Villasante in 23 luglio, 2021.

Ultimo aggiornamento: 23 luglio, 2021

Il dolore cronico muscoloscheletrico è uno dei problemi clinici più difficili che i medici debbano affrontare, oltre ad avere un effetto devastante nella vita del paziente.

Dolore cronico: che cos’è?

Questo tipo di dolore non può essere spiegato sulla base di processi somatici o neuropatici. È dovuto ad alterazioni fisiologiche nella trasmissione del dolore o nelle vie discendenti di modulazione del dolore. In qualsiasi individuo, l’amplificazione del dolore centrale può complicare il dolore neuropatico (1).

dolore cronico al collo

Le sindromi da dolore neuropatico si sviluppano dopo una lesione o una malattia che colpisce il sistema nervoso somatosensoriale. Pertanto, il dolore neuropatico è definito come dolore disadattivo che deriva da un danno al sistema nervoso (3).

La capacità di provare dolore ha una funzione protettiva. Ci avverte di un danno tissutale imminente o effettivo e induce risposte riflesse e comportamentali coordinate per mantenere tale danno al minimo.

Se il danno tissutale è inevitabile, una serie di alterazioni dell’eccitabilità nel sistema nervoso centrale e periferico determinano un’ipersensibilità al dolore profonda ma reversibile nel tessuto infiammato e circostante.

Questo processo aiuta a riparare la ferita perché si evita qualsiasi contatto con la parte danneggiata fino alla guarigione. Al contrario, le sindromi dolorose persistenti non offrono benefici e causano solo sofferenza e angoscia.

Il dolore a lungo termine influisce sulla salute fisica e psicologica del malato. Ha ripercussioni sulle attività quotidiane, sull’autonomia, sull’occupazione e sul benessere economico (6.7).

Epidemiologia

Il dolore cronico colpisce più di 1,5 miliardi di persone in tutto il mondo (4).

Nel 2001, Casals e Samper hanno condotto uno studio su 907 pazienti distribuiti su 100 reparti di terapia del dolore in Spagna.

Lo studio, chiamato ITACA (Impact of Analgesic Treatment on Quality of Life in Algias) aveva come obiettivo quello di descrivere e analizzare le caratteristiche epidemiologiche, cliniche e la qualità della vita dei pazienti con dolore cronico non neuropatico non oncologico, la maggior parte dei quali donne (66% donne e il 34% uomini, di età media di circa 57 anni).

Secondo i dati raccolti, le patologie con maggiore intensità di dolore erano: artrosi, osteoporosi con compressione vertebrale e osteoartrite.

L’artrosi è la malattia osteoarticolare più diffusa al mondo. I sintomi o segni premonitori più comuni di artrite che compaiono nelle articolazioni o nell’area circostante sono quattro:

  • Dolore.
  • Rigidità.
  • Difficoltà a muovere l’articolazione.
  • Gonfiore.

L’osteoporosi è una malattia ossea caratterizzata da una diminuzione della densità della massa ossea.

Da parte sua, l’osteoartrite è una malattia che porta al danneggiamento della cartilagine. Quando ciò accade, le ossa sfregano l’una contro l’altra e ciò può causare dolore, gonfiore e perdita di movimento articolare.

Classificazione del dolore cronico

Se, all’interno del dolore cronico, escludiamo i malati di cancro, il dolore neuropatico, compreso il mal di testa, rimane un gruppo di pazienti con caratteristiche specifiche. La principale causa di dolore in questi pazienti è una patologia degenerativa o infiammatoria osteoarticolare e muscoloscheletrica.

Alcune sindromi da dolore cronico includono:

  • Mal di testa cronico.
  • Disturbo temporomandibolare.
  • Fibromialgia.
  • Sindrome dell’intestino irritabile (IBS).
  • Cistite interstiziale/vescica irritabile.
  • Dolore pelvico.

Queste sindromi si possano assommare nello stesso individuo. In questo caso peggiorano o migliorano nel tempo, con predominanza di una o l’altra condizione.

Ad esempio, supponiamo che un paziente abbia la sindrome dell’intestino irritabile con dolore viscerale. L’IBS può dominare il quadro generale dei sintomi per un po’ di tempo. Successivamente, può regredire con un aumento dei sintomi della fibromialgia.

Il dolore permanente è associato anche ad altri sintomi somatici. Alcuni di essi sono:

  • Stanchezza.
  • Sonno non ristoratore.
  • Discognizione.
  • Disturbi dell’umore,

Ad esempio, diversi studi hanno dimostrato che nei pazienti con fibromialgia possono essere presenti alterazioni del sonno e della funzione cognitiva. Per questo motivo, nello stesso paziente spesso coesistono più diagnosi.

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Cause del dolore cronico

Rischio genetico e fattori scatenanti ambientali

Il rischio individuale di sviluppare dolore cronico potrebbe essere previsto valutando un’eventuale storia personale o familiare di dolore cronico. Sono stati fatti enormi progressi nella comprensione della genesi del dolore. La sensibilità al dolore è genetica. Differisce nei ratti e nei topi consanguinei e scorre in modo accentuato nelle famiglie umane (9).

Inoltre, sembra chiaro che fattori scatenanti ambientali e varie esperienze possono essere cause di dolore cronico. In molti studi trasversali, il dolore cronico e altri sintomi somatici possono nascere da abusi sui minori e altri traumi. Altre cause sono un basso livello di istruzione, isolamento sociale, depressione e ansia (10).

Stress, eccitazione e dolore cronico

Lo sviluppo del dolore cronico è associato a eventi stressanti e i sintomi spesso aumentano e diminuiscono a seconda dello stress percepito.

Per questo motivo sono stati condotti numerosi studi concentrandosi sullo stress e sui sistemi di risposta allo stress in pazienti con queste sindromi. I risultati delle ricerche sono molto vari a causa della difficoltà di definire fenotipi e comorbilità che possono influenzare la fisiologia e il sistema di eccitazione dello stress (1).

insonnia

Autoregolazione nel dolore cronico

Si afferma spesso che i comportamenti di malattia accompagnino il dolore cronico. Il successo dell’adattamento alle condizioni di dolore cronico può dipendere dalla capacità di un individuo di autoregolarsi.

Cioè, dalla capacità di controllare o guidare e alterare reazioni e comportamenti. La capacità di autoregolazione varia a seconda della persona e della situazione (11).

Trattamento del dolore cronico

Quando il dolore diventa permanente, l’obiettivo delle cure mediche diventa la gestione, non l’eliminazione del dolore. Pertanto, l’approccio istituzionalizzato all’eliminazione del dolore è concomitante con l’aumento dell’uso di oppioidi per il dolore cronico non oncologico (12).

Le strategie per il trattamento del dolore cronico includono antidepressivi che aumentano la noradrenalina sinaptica e la serotonina, due agenti che riducono l’eccitabilità neuronale e gli antidolorifici.

farmaco in pillole

I semplici antidolorifici sono in genere inefficaci per il dolore mantenuto a livello centrale. Anche gli oppioidi sono spesso inefficaci e presentano molti problemi clinici e sociali che ne rendono problematico l’uso (12).

Secondo Crofford (2015), in realtà, nessuno dei trattamenti farmacologici disponibili per il dolore cronico è particolarmente efficace e i trattamenti non farmacologici sono difficili da applicare. Sviluppare nuove strategie per il trattamento del dolore cronico è della massima urgenza.

Pertanto, si deve iniziare con una migliore comprensione dei percorsi che facilitano la transizione dal dolore acuto a quello cronico e la gestione del dolore.

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  • Casals, M., & Samper, D. (2004). Epidemiología, prevalencia y calidad de vida del dolor crónico no oncológico: Estudio ITACA. Revista de la Sociedad Española del Dolor, 11(5), 260-269.
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    prweb.com/pdfdownload/8052240.pdf
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  • Crofford, L. J. (2010). Adverse effects of chronic opioid therapy for chronic musculoskeletal pain. Nature Reviews Rheumatology, 6(4), 191.