Sonniloquia: perché parliamo nel sonno?

22 Marzo, 2021
This article has been written and endorsed by la psicóloga Laura Ruiz Mitjana
Sussurri, parole, gridi, suoni senza senso, frasi e monologhi pronunciati durante il sonno. Stiamo parlando del curioso fenomeno della sonniloquia. Ecco quello che c'è da sapere.

Probabilmente conoscete qualcuno che parla nel sonno. O forse vi è stato detto che siete voi a farlo. Stiamo parlando di un disturbo, in questo caso di una parasonnia, chiamata sonniloquia.

Perché parliamo nel sonno? Alcune ipotesi parlano di discrepanze nell’attivazione e inibizione di alcune aree del cervello quando entriamo e usciamo dalle fasi del sonno. È anche associata a stati d’animo alterati o conflitti intrapsichici (e inconsci ) irrisolti.

In questo articolo faremo luce su questo curioso tipo di parasonnia: sussurri, parole, gridi, suoni senza senso, frasi e monologhi pronunciati mentre dormiamo. Continuate a leggere!

Sonniloquia: che cos’è?

La sonniloquia è più comune nei bambini.
Il fenomeno della sonniloquia si verifica più frequentemente nei bambini.

La sonniloquia o sonniloquio è una forma di parasonnia. Le parasonnie sono un gruppo di disturbi in cui vengono manifestati comportamenti indesiderati durante il sonno.

Nel caso specifico, chi soffre di sonniloquia, parla durante il sonno. Ciò accade in modo completamente involontario.

In linea generale, potremmo definire il sonniloquio come “emissione di suoni o parole con significato psicologico durante il sonno, di solito collegata ai sogni ad occhi aperti” (Estivill e Segarra, 2003). È molto comune nei bambini, con un’elevata prevalenza (25-50%).

Intensità ed emozione

L’intensità dell’eloquio in questa alterazione può variare notevolmente. Cioè, alcune  persone sussurrano, altre parlano con un tono normale, altre urlano. Queste emissioni possono persino esprimere emozioni, come paura, ilarità o tristezza.

Durata del sonniloquio

Quanto dura un episodio di sonniloquio? Di solito oscilla da pochi secondi ad alcuni minuti. Dopo l’episodio, la persona non ricorda nulla.

Contenuto del messaggio

Il contenuto può essere comprensibile o meno. Alcune persone emettono parole, e persino frasi, con un significato reale. Si può persino instaurare un breve monologo con se stessi o parlare con qualcuno (presente nel sogno o no). In altre parole, il sonniloquio può essere rivolto a una persona precisa o meno.

Le persone affette da sonniloquia rispondono alle domande? Anche se a volte può sembrare che lo facciano, in realtà non avviene. Sono inconsapevoli di quanto stanno vivendo.

A che età compare?

La sonniloquia può manifestarsi a qualsiasi età, sebbene sia comune nei bambini (Estivill e Segarra, 2003). Secondo questo studio, il sonniloquio è una delle parasonnie più frequenti nell’infanzia, insieme a sonnambulismo, terrori notturni, incubi e bruxismo.

Pertanto, durante l’infanzia è qualcosa di normale e in linea di principio non deve destare preoccupazione. Negli adulti, sebbene non comporti in genere una situazione preoccupante, potrebbe essere espressione o sintomo di una forma di disagio, come l’ansia.

Perché parliamo nel sonno?

Ma perché avviene il sonniloquio? In realtà il processo o la causa non sono del tutto noti. 

Sappiamo che la sonniloquia può comparire in qualsiasi fase del sonno (sebbene sia più probabile che compaia in alcune rispetto ad altre, come vedremo di seguito).

Mancata corrispondenza dell’attivazione cerebrale

È anche noto che il meccanismo alla base di questo fenomeno è simile a quello che causa altre parasonnie. Si tratta di una mancata corrispondenza nell’attivazione e nell’inibizione delle aree cerebrali durante le diverse fasi del sonno.

Questo scarto si verifica nelle fasi 3 e 4 del sonno non REM e nella fase REM. Pertanto, in realtà è più probabile che la sonniloquia compaia in una di queste fasi.

È noto che, durante il sonno REM, il sonno paradosso o il sonno desincronizzato, il tono muscolare diminuisce notevolmente, mentre aumenta l’attività fisiologica del nostro organismo.

Tuttavia, nelle persone con sonniloquia, le aree cerebrali che controllano l’attività muscolare orofacciale restano attive. Si ipotizza che questo sia ciò che consentirebbe alla persona di parlare mentre dorme.

Nel sonno profondo (sonno non REM) accadrebbe qualcosa di simile, sebbene in questo caso l’attività simpatica sia ridotta.

Disturbi della sfera emotiva

Come vedremo più in dettaglio, la sonniloquia può anche manifestarsi, o intensificarsi, nei momenti di forte ansia o stress.

Pertanto, nella sua eziologia, potrebbero intervenire anche fattori emotivi e psicologici, che hanno a che fare con il nostro stato mentale (stato d’animo, esperienze, ecc.).

Quando compare la sonniloquia?

La sonniloquia può essere accompagnata da altri sintomi.
Sebbene i sintomi siano fastidiosi, pochi casi richiedono una valutazione medica.

Come abbiamo visto, la sonniloquia è comune nei bambini, ma anche negli adolescenti. Con il passare degli anni tende a scomparire.

D’altra parte, appare spesso associata ad altri disturbi del sonno, cioè esiste una certa comorbidità. I disturbi maggiormente associati sono il sonnambulismo e i terrori notturni.

Questo tipo di parasonnia può manifestarsi anche a causa di intossicazioni da farmaci e sostanze, negli stati febbrili e nei periodi di intenso stress. È spesso legata ad altri disturbi dell’umore, oltre l’ansia, e agli stati di tipo dissociativo.

Come influisce sulla nostra vita?

Se la sonniloquia in linea di massima non è un’alterazione grave o preoccupante, è pur vero che può generare qualche interferenza a livello sociale, se chi ne soffre dorme accanto a un’altra persona.

In questo senso, non è una patologia, ma può creare disagio, ad esempio facendo svegliare o allarmare l’altra persona; senza contare che le parole emesse durante il sonniloquio potrebbero addirittura essere mal interpretate da chi le ascolta.

Può anche generare preoccupazione o paura nell’altro, soprattutto quando alle parole si accompagna il pianto, una risata o addirittura le urla. Insomma, si potrebbe dire che la sonniloquia più che essere un disturbo per la persona che ne soffre, è un disagio per chi le dorme accanto.

Tuttavia, dobbiamo anche tenere presente che chi tende al sonniloquio potrebbe avere timore al pensiero di dire nel sonno cose che non vuole, o di essere ascoltato. Potrebbe voler evitare la presenza nel letto del partner o di preferire dormire da solo, il che può portare a conflitti o incomprensioni nella coppia.

Esiste un trattamento?

In linea di principio, se la sonniloquia non causa gravi interferenze nella vita del soggetto, non deve essere trattata. In generale, questa parasonnia scompare con il tempo (nelle persone adulte i casi sono meno frequenti).

Nei casi in cui la parasonnia sia fonte di disagio o di interferenza nella quotidianità, allora si possono provare alcune tecniche.

Sono di solito consigliate le tecniche di respirazione e rilassamento prima di andare a dormire, così come seguire linee guida per una buona igiene del sonno.

In quest’ultimo caso si tratta di adottare misure come non consumare sostanze stimolanti dopo le sei o le sette del pomeriggio, andare a dormire pressappoco sempre alla stessa ora, evitare cene abbondanti, limitare l’uso di display e telefoni cellulari nelle ore serali e utilizzare il letto solo per dormire.

Conflitti di tipo emotivo?

Nel caso in cui la sonniloquia abbia origine (o si intensifichi) a causa di problemi di tipo emotivo, è consigliabile affrontarli con l’aiuto di un professionista.

La psicoterapia è un buon modo per indagare il nostro stato d’animo e possibili conflitti irrisolti nella nostra vita, spesso inconsci.

Tendiamo a pensare che il sonno e la veglia non siano correlati, ma lo sono; quando dormiamo, in un certo modo, il nostro inconscio si sveglia. In questo modo, durante il sonno, “residui” del nostro stato cosciente (o problemi interni) possono apparire attraverso disturbi come il sonniloquio, o con incubi, sogni ricorrenti, ecc.

“Prima di andare a dormire, ogni notte, perdona tutto e dormi con il cuore sereno.”

-Anonimo-

Sonniloquia, un disturbo comune ma di solito non patologico

Come abbiamo visto, non sempre questo fenomeno è legato a un’altra malattia psichiatrica.

È più comune nei bambini, ma con gli anni tende a svanire; quindi, a meno che i sintomi non siano molto fastidiosi, di solito non richiede trattamento. In caso di dubbio, tuttavia, è sempre meglio rivolgersi ad uno specialista.