Iperpigmentazione post-infiammatoria e acne: che fare?

La comparsa di macchie rosse o scure a seguito dell'acne è una combinazione di fenomeni infiammatori e alterazione nella produzione della melanina. Quali sono i possibili trattamenti?
Iperpigmentazione post-infiammatoria e acne: che fare?

Scritto da Maite Córdova Vena, 23 giugno, 2021

Ultimo aggiornamento: 23 giugno, 2021

L’acne è uno dei problemi della pelle più comuni. I brufoli e i punti neri che produce possono essere fonte di disagio o addirittura di angoscia. Tuttavia, l’iperpigmentazione post-infiammatoria può causare tanto o più disagio dell’acne stessa.

Pur sapendo che non è la cosa giusta da fare, quando ci troviamo di fronte a un brufolo, la prima reazione è schiacciarlo, pensando di farlo scomparire.

Il problema è che, spesso, non solo il brufolo non scompare, ma finiamo per ferire la pelle e diffondere l’infezione. Una delle conseguenze è che questa zona della pelle assume una colorazione più scura.

Sì, l’acne non lascia solo cicatrici. Può anche causare “segni” antiestetici. Vediamo di cosa si tratta.

Cause dell’iperpigmentazione post-infiammatoria

Iperpigmentazione post-infiammatoria: strati della pelle
La comparsa di macchie rosse o scure è una combinazione di fenomeni infiammatori e alterazione nella produzione della melanina.

Come riportato nel Manuale MSD, l’iperpigmentazione – nota anche come ipercromia post-infiammatoria – “può svilupparsi dopo lesioni, quali tagli e scottature, oppure dopo infiammazioni causate da disturbi come l’acne e il lupus“.

In altre parole: dopo un trauma o un’infiammazione, a seconda del processo di guarigione, i melanociti producono più o meno melanina. Ad esempio, dopo aver spremuto un brufolo infiammato, dopo che la crosta è caduta, noteremo sulla pelle un tono diverso, più scuro.

Sintomi

L’iperpigmentazione post-infiammatoria può colpire sia uomini che donne, indipendentemente dal tipo di carnagione.

È caratterizzata dalla produzione di aree di colore diverso dal resto della cute. Queste possono essere chiamate scurimenti o più comunemente segni, e variano a seconda del tono della pelle e del livello di coinvolgimento cutaneo.

  • I segni possono essere rosati, rossastri, viola, marroni o anche neri.
  • Nel caso dell’acne, sebbene spesso i segni sono il risultato della manipolazione di brufoli e punti neri, possono anche apparire come risultato di alcuni trattamenti per la pelle, come la dermoabrasione e i peeling chimici. Per questo motivo è sempre bene affidarsi a un dermatologo.
  • Le persone con la carnagione da media a scura tendono ad avere segni più marcati e di lunga durata, come indicato dalla ricerca.
  • Molte persone con acne (o che hanno avuto l’acne) presentano un certo grado di iperpigmentazione post-infiammatoria.

Fattore tempo

In molti casi di iperpigmentazione post-infiammatoria da acne, i segni svaniscono con il tempo. Ma perché ciò avvenga senza lasciare traccia, l’ideale è limitare l’esposizione al sole ed essere pazienti.

Come indicato in un articolo pubblicato sulla rivista Elsevier, si consiglia alle persone con iperpigmentazione di utilizzare quotidianamente una crema solare, in base al proprio tipo di pelle, tutto l’anno, anche nelle giornate nuvolose. Ciò servirà principalmente a prevenire un maggiore imbrunimento delle zone interessate, nonché una maggiore discromia della cute in generale.

Gli autori dell’articolo indicano anche che, sebbene il trattamento per l’iperpigmentazione post-infiammatoria non sia sempre necessario, esistono diverse opzioni. Vediamo i principali.

Trattamento per l’iperpigmentazione post-infiammatoria

Iperpigmentazione post-infiammatoria: trattamento topico
Il dermatologo può consigliare diversi prodotti topici per schiarire le macchie.

Oltre a proteggere la pelle dal sole e a valutare i progressi di guarigione della pelle nel tempo, in alcuni casi può essere necessario applicare un trattamento depigmentante. Al riguardo, il citato articolo afferma quanto segue:

  • L’idrochinone è una sostanza depigmentante molto comune nei trattamenti di iperpigmentazione post-infiammatoria. Si trova in concentrazioni dal 2 al 10%, ma dal 2% in poi è necessaria la prescrizione medica.
  • Il dermatologo consiglia la concentrazione del prodotto in base al tipo di pelle. Tutto questo per prevenire reazioni indesiderate, come irritazioni, arrossamenti e desquamazione.
  • L’idrochinone è spesso indicato per trattamenti di lunga durata, oltre i 2 – 3 mesi.
  • L’acido cogico è molto utile nel trattamento dell’iperpigmentazione post-infiammatoria. Di solito è combinato con acido glicolico o idrochinone, ma a differenza di quest’ultimo, i suoi effetti irritanti sono molto più blandi.
  • Esistono formule depigmentanti che includono un certo fattore di protezione solare, ma in questo modo la sua efficacia è ridotta. Pertanto, si consiglia di applicare in aggiunta una crema solare ad alto fattore protettivo.
  • Qualunque sia il prodotto, non deve mai essere applicato su ferite aperte, ustioni, mucose o aree con eczema.
  • Se i segni non migliorano dopo due mesi di trattamento, sarà indispensabile consultare un dermatologo.
  • Anche i peeling chimici e la terapia laser sono possibili opzioni nei casi in cui la pelle non risponda ai farmaci topici.

Cosa fare al riguardo?

Se notate che la vostra pelle è soggetta a iperpigmentazione, sarà bene chiedere al dermatologo quale tipo di prodotti usare ogni giorno e quali misure sono le più appropriate al vostro caso. Prevenire è altrettanto importante quanto seguire il trattamento consigliato.

Se soffrite, inoltre, di psoriasi, dermatite atopica, acne o avete la pelle scottata, chiedete allo specialista come prendervi cura della pelle e prevenire reazioni indesiderate.

Non è invece consigliabile utilizzare prodotti con proprietà schiarenti fai da te: potrebbero peggiorare il problema piuttosto che avere effetti positivi. Per questo motivo è meglio conoscere il parere dell’esperto e applicare il prodotto più adeguato.

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