Diagnosi dell'ipertensione, come viene realizzata

La diagnosi di ipertensione viene eseguita dal medico mediante un misuratore di pressione arteriosa o un test con dispositivo MAP. Tuttavia, in alcuni casi dubbi si può ricorrere a esami di laboratorio o alla diagnostica per immagini.
Diagnosi dell'ipertensione, come viene realizzata

Scritto da Josberth Johan Benitez Colmenares, 18 giugno, 2021

Ultimo aggiornamento: 18 giugno, 2021

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si parla di ipertensione quando i valori pressori sono uguali o superiori a 140/90 mmHg. Poiché spesso non si manifesta con sintomi visibili, molte persone soffrono di pressione alta senza esserne consapevoli. La diagnosi di ipertensione si esegue mediante misurazione con dispositivi appositi ed esami complementari.

L’ipertensione arteriosa è correlata a disturbi renali e cardiovascolari; una diagnosi precoce è quindi indispensabile per evitare complicazioni. Tutti i soggetti adulti dovrebbero controllare in modo regolare la pressione arteriosa, preferibilmente dal medico o in farmacia.

Diagnosi dell’ipertensione

La diagnosi dell'ipertensione attraverso misuratore di pressione
La misurazione della pressione arteriosa può essere eseguita in modo puntuale o per un periodo di tempo più esteso, attraverso dispositivi speciali.

La diagnosi di ipertensione si esegue classicamente attraverso un misuratore di pressione sanguigna o sfigmomanometro. Dotato di un bracciale che comprime il braccio o il polso, misura la pressione sistolica (quando il cuore si contrae) e la diastolica (quando si rilassa).

Per una diagnosi obiettiva, il medico deve ripetere il test più volte nello stesso momento e poi nel corso di due o tre settimane. Per diagnosticare l’ipertensione è necessario ottenere almeno tre valori di pressione alta in un intervallo di 7 giorni. Tuttavia, anche in questo caso, potrebbe essere necessaria una conferma.

Occorre infatti tenere conto della cosiddetta ipertensione da camice bianco. L’ansia e la paura suscitati dall’ambiente medico possono indurre un aumento della pressione, condizionando il risultato. Per una valutazione più accurata, lo specialista consiglierà un test MAP o ABPM oppure un o test HBPM.

Monitoraggio ambulatoriale della pressione (MAP)

Il MAP o ABPM (Ambulatory Blood Pressure Monitoring) è un test che misura i valori della pressione sanguigna nell’arco di 24 o 48 ore. Viene eseguito mediante un piccolo dispositivo che si attiva automaticamente ogni 20 o 30 minuti per eseguire la misurazione. Una memoria interna registra i valori alti.

La sua utilità risiede nel fatto che permette di capire il comportamento della pressione sanguigna durante lo svolgimento delle attività quotidiane. La ricerca conferma che si tratta di un metodo sicuro, facile e pratico.

Monitoraggio della pressione arteriosa domiciliare (HBPM)

Alternativo al test precedente, permette di ottenere valori più lunghi ma con intervalli maggiori. Il suo svantaggio è che non tiene conto dei valori raggiunti durante le normali attività, né durante il sonno. Tuttavia, è un test affidabile a cui rivolgersi in caso di dubbio.

In genere viene utilizzato un misuratore di pressione digitale. Il paziente procede ad effettuare le misurazioni seguendo gli intervalli suggeriti dal medico, quindi riporta le informazioni raccolte. L’evidenza mostra la sua efficacia, anche se occorre istruire il paziente su come eseguire la procedura corretta per evitare risultati alterati.

Sulla base delle misurazioni ambulatoriali, dei test MAP e HBPM, il medico dovrebbe disporre di informazioni sufficienti per effettuare una diagnosi di ipertensione. Secondo l’American Heart Association, i parametri sono:

  • Ipertensione di stadio 1: varia da 130/139 mmHg per la pressione sistolica a 80/89 mmHg per la diastolica.
  • Ipertensione di stadio 2: i valori della pressione sistolica sono uguali o superiori a 140 mmHg e uguali o superiori a 90 mmHg per la diastolica.

Sulla base di questi risultati è possibile già prescrivere un trattamento. Se i dubbi rimangono, lo specialista può ricorrere ad esami aggiuntivi.

Esami di laboratorio per la diagnosi di ipertensione

La scelta di approfondire con un esame di laboratorio, di solito è dettata dal sospetto di ipertensione secondaria. Con questo termine si intende un aumento della pressione arteriosa causato da una condizione primaria, spesso a livello del cuore, dei reni o del sistema endocrino.

Poiché si stima che il 10% dei casi di ipertensione sia secondaria, esiste un protocollo per la diagnosi. Consiste nell’eseguire i seguenti test:

  • Analisi delle urine: utile per determinare se l’ipertensione è causata dall’assunzione di farmaci o dalla presenza di diabete.
  • Esami del sangue: utilizzati per valutare la funzione renale; possono tuttavia essere utilizzati anche per valutare i livelli di glucosio nel sangue, colesterolo, trigliceridi, elettroliti, ormoni tiroidei e altro.

Se tutti i valori sono in ordine, lo specialista può optare per i test di imaging prima di escludere l’ipotesi di ipertensione secondaria.

Diagnostica per immagini per l’ipertensione

La risonanza magnetica è un metodo utilizzato per la diagnosi di ipertensione arteriosa secondaria
La diagnostica per immagini consente di rilevare problemi strutturali in alcuni organi legati al controllo della pressione sanguigna.

Sono esami prescritti meno comunemente rispetto ai classici test diagnostici o gli esami di laboratorio; sono, tuttavia, l’ultimo metodo per escludere le cause primarie della malattia. I più utilizzati sono i seguenti:

  • Ecocardiogramma: attraverso le immagini prodotte dalle onde è possibile determinare la presenza di anomalie cardiache. Permette di vedere il cuore in movimento e analizzarne le dinamiche.
  • TAC o risonanza magnetica: entrambe utilizzate per escludere la presenza di un tumore nelle ghiandole surrenali, noto come feocromocitoma. Sono meno utilizzate dei precedenti, anche se in certi contesti possono essere utili.

Se dopo aver valutato tutti questi test lo specialista non trova alcuna correlazione, allora procederà a escludere l’ipertensione come fenomeno secondario. Se viene rilevata un’alterazione, la risposta può essere trovata in una diagnosi differenziale.

Diagnosi differenziale dell’ipertensione

Numerose malattie o condizioni possono essere collegate all’ipertensione. Tra le più comuni:

  • Insufficienza renale: è stata dimostrata una relazione a doppio senso tra ipertensione e insufficienza renale. Entrambe le condizioni possono generarsi a vicenda, quindi è una delle prime situazioni che il cardiologo deve escludere. Può essere acuta o cronica e viene trattata in base alla sua gravità.
  • Abuso di farmaci o droghe: gli effetti collaterali di alcuni farmaci possono causare ipertensione, così come l’effetto delle droghe ricreative. Il paziente deve informare il medico dei cambiamenti nell’assunzione del farmaco per individuare un modello correlato.
  • Ipotiroidismo: molti studi e ricerche hanno suggerito l’ipotiroidismo come causa di ipertensione secondaria. Le anomalie possono essere rilevate attraverso un esame del sangue o con la presenza di altri sintomi come aumento di peso, sudorazione e ansia.

Se alcune di queste condizioni sono confermate, verrà avviato il relativo trattamento. Se non viene trovata alcuna causa, la diagnosi sarà di ipertensione in uno dei suoi gradi o tipi da causa primaria.

Il passo successivo sarà stabilire il modo migliore per controllare i valori pressori attraverso una terapia farmacologica e cambiamenti dello stile di vita.

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