Come viene diagnosticata la sindrome dell'ovaio policistico?

La diagnosi della sindrome dell'ovaio policistico può rappresentare una sfida, vista la complessità della malattia. Se eseguita in modo tempestivo permette di evitare conseguenze importanti.
Come viene diagnosticata la sindrome dell'ovaio policistico?

Scritto da Maite Córdova Vena, 03 luglio, 2021

Ultimo aggiornamento: 03 luglio, 2021

Sebbene sia una malattia molto diffusa, la diagnosi della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) non è facile. Non solo perché le cause sono diverse e numerose, ma anche per la varietà dei sintomi che può presentare.

Alcune donne manifestano i sintomi più caratteristici – talvolta molto evidenti -, altre sono del tutto asintomatiche. In molti casi, infine, i sintomi sono generali o di intensità molto variabile. In altre parole, ogni donna costituisce un caso a sé.

Tuttavia, uno dei primi passi è individuare le tre caratteristiche tipiche di questa sindrome. È l’unico modo per arrivare alla diagnosi? Esiste un esame in grado di confermare un sospetto di PCOS? Vi diciamo tutto.

Elementi principali nella diagnosi di PCOS

La diagnosi di sindrome dell'ovaio policistico parte dall'anamnesi
Le manifestazioni cliniche consentono di guidare in larga misura la diagnosi, tenendo conto della storia clinica.

Parlando dei principali aspetti nella diagnosi della sindrome dell’ovaio policistico, in un articolo pubblicato su Elsevier, si afferma quanto segue:

  • La diagnosi avviene per esclusione.
    • Il medico deve saper distinguere i cambiamenti fisiologici tipici dell’età (non solo nell’adolescenza ma anche in altre fasi della vita femminile) da altri disturbi, compresi quelli iperandrogenici che richiedono una terapia specifica.
    • Disturbi della tiroide, l’iperprolattinemia, la sindrome di Cushing e l’iperplasia surrenalica congenita possono causare irregolarità del ciclo mestruale simili alla PCOS.
  • Tre condizioni aiutano a rilevare la PCOS: assenza di ovulazione, alti livelli di androgeni e cisti ovariche. I medici ricercheranno queste caratteristiche (o criteri di Rotterdam) per perfezionare la diagnosi.
  • Quando si comunica la diagnosi al paziente, è importante farlo in modo dettagliato. Le pazienti devono essere informate sulla patologia in modo da comprendere l’importanza del trattamento, del follow-up medico e della cura di sé.
  • Quanto prima si raggiunge una diagnosi e viene avviato il trattamento appropriato, minore è il rischio di sviluppare conseguenze.

Purtroppo, attualmente non esiste un esame specifico per la diagnosi della PCOS. Pertanto, quando vi è il sospetto, il medico deve procedere per gradi. Il primo passo è il colloquio con la paziente.

Nell’intervista, il medico farà domande dettagliate sul ciclo mestruale e sulla presenza di casi in famiglia di PCOS o infertilità. La familiarità è, infatti, un fattore di rischio.

Esame fisico

Dopo il colloquio, il medico eseguirà un esame fisico pelvico completo, controllerà la pressione arteriosa e il peso, In base all’indice di massa corporea cercherà anche possibili segni di iperandrogenismo, come:

  • Acne.
  • Pelle grassa/secca.
  • Acanthosis nigricans.
  • Caduta dei capelli (o alopecia androgenetica).
  • Crescita eccessiva di peli in zone come viso, collo, torace, schiena e altre parti del corpo (irsutismo).

Esami di laboratorio

La diagnosi della sindrome dell'ovaio policistico può richiedere esami del sangue
Gli esami del sangue permettono di valutare le concentrazioni sieriche di alcune sostanze.

Gli esami di laboratorio di cui il medico ha bisogno per confermare la diagnosi di PCOS sono quelli che valutano i livelli di androgeni, colesterolo e glicemia.

La Guida alla pratica clinica della sindrome dell’ovaio policistico afferma che:

“Per la facilità nella diagnosi differenziale, tutte le donne con sospetta PCOS dovrebbero essere sottoposte a test per i livelli di TSH, prolattina e 17-HP. L’iperprolattinemia può presentarsi con irsutismo o dismenorrea”.

Ecografia ed ecografia transvaginale

Le cisti non sono sempre visibili, tuttavia il medico può prescrivere un esame a ultrasuoni per determinarne la presenza e individuare altre anomalie nelle ovaie.

In caso di dolore senza causa apparente, difficoltà a concepire e altri disturbi dell’utero e delle ovaie, il ginecologo può ordinare anche un’ecografia transvaginale. Questo esame permette di visualizzare le strutture pelviche, cioè l’utero, le ovaie, le tube, la cervice e la zona pelvica.

Biopsia endometriale

Sebbene di solito non sia necessario, in alcuni casi (ad esempio quando le mestruazioni sono anormali, o quando è stato osservato nell’ecografia un ispessimento del rivestimento dell’utero) può essere utile una biopsia dell’endometrio, come esame complementare per valutare lo stato del tessuto.

Secondo parere

È importante notare che la diagnosi di PCOS può richiedere tempo. Non è sbagliato chiedere un secondo parere, soprattutto quando la prima diagnosi non è chiara.

Mentre la ricerca continua, la diagnosi della sindrome dell’ovaio policistico rappresenta ancora una sfida. Ecco perché, in parte, esistono ancora molti casi sottodiagnosticati o addirittura mal diagnosticati.

Se sei in età fertile, il ciclo mestruale è irregolare o hai notato altri disturbi e sospetti che si possa trattare di sindrome dell’ovaio policistico, prenota una visita ginecologica il prima possibile. Una descrizione accurata dei sintomi aiuterà lo specialista a raggiungere una diagnosi più rapida e precisa.

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