Come viene diagnosticata la fibromialgia?

I criteri diagnostici approvati nel 1990 si basavano principalmente sulla presenza di dolore diffuso che perdurava da più di 3 mesi; inoltre sulla dolorabilità alla palpazione in uno qualsiasi dei "18 punti sensibili" situati nel corpo. Tuttavia, tali criteri non sono definitivi, ma soggetti ad aggiornamenti periodici.
Come viene diagnosticata la fibromialgia?

Scritto da Maite Córdova Vena, 24 giugno, 2021

Ultimo aggiornamento: 24 giugno, 2021

Come in molte altre malattie, il colloquio clinico con il paziente e l’esame fisico sono essenziali nella diagnosi della fibromialgia. Durante l’anamnesi, il medico deve tenere conto dei sintomi soggettivi del paziente.

I sintomi sono, in genere, una combinazione di dolore diffuso, affaticamento, disturbi somatici e cognitivi. Questa combinazione è ciò che costituisce i criteri clinici secondo l’American College of Rheumatology. Prima di prenderli in considerazione, facciamo un po’ di storia.

Diagnosi della fibromialgia: criteri diagnostici

La diagnosi della fibromialgia tiene conto dei sintomi descritti dal paziente
La diagnosi della fibromialgia è soprattutto clinica e segue diversi criteri diagnostici.

I criteri diagnostici approvati nel 1990 si basavano principalmente sulla presenza di dolore diffuso che perdurava da più di 3 mesi; inoltre sulla dolorabilità alla palpazione in uno qualsiasi dei “18 punti sensibili” situati nel corpo.

Tuttavia, nel tempo si è reso necessario aggiornare i criteri, viste le difficoltà presentate dai medici nell’effettuare la valutazione della dolorabilità, come riportato nel Manuale MSD.

Nel 2011 sono stati approvati nuovi criteri diagnostici, che ora includono:

  • Dolore durante le ultime 2 settimane.
  • Gravità dei sintomi (stanchezza, sonno non ristoratore, sintomi cognitivi e altri) per almeno 3 mesi.
  • Assenza di una causa sottostante (altra malattia) che spieghi il dolore e il resto dei sintomi di cui sopra.

Tuttavia, la modifica dei criteri non significa che i punti sensibili non siano più presi in considerazione. Al contrario, ciò che è stato fatto è un aggiornamento della mappa delle aree dolorose per continuare a tenere conto dell’ipersensibilità, abbastanza comune nei pazienti.

L’ipersensibilità al tatto è ancora un criterio nella diagnosi della fibromialgia.

Diagnosi differenziale

La diagnosi di fibromialgia implica l'esclusione di patologie più frequenti
Alcune malattie neurologiche e reumatologiche possono essere confuse con la fibromialgia.

Si sospetta una fibromialgia quando il paziente riferisce come sintomo predominante astenia (una stanchezza che non si allevia con il riposo) e dolore diffuso (sproporzionato rispetto agli stimoli e in contrasto con il risultato degli esami clinici).

Tuttavia, per evitare di trarre conclusioni affrettate, il medico deve prima escludere altre malattie che possono avere sintomi simili. Tra le più frequenti:

  • Miosite.
  • Osteoartrite.
  • Polimialgia.
  • Apnea notturna.
  • Artrite reumatoide.
  • La malattia di Lyme.
  • Morbo di Addison.
  • Sindrome da affaticamento cronico.
  • Lupus eritematoso sistemico.
  • Sindrome di Guillain Barré.
  • Disturbo post traumatico da stress.

Per poterle scartare, il medico dovrà prescrivere al paziente una serie di esami. Secondo il manuale MSD, questi possono includere esami del sangue completi, tra cui:

  • Velocità di eritrosedimentazione (VES) o proteina C-reattiva.
  • Creatina chinasi (CK)
  • Test per ipotiroidismo ed epatite C (che possono causare astenia e mialgie generalizzate).
  • Test sierologici per i disturbi reumatici.

La risonanza magnetica funzionale del cervello non è un test diagnostico per la fibromialgia, ma in alcuni rari casi può essere richiesta per confermare/escludere sospetti.

Non esiste un singolo esame in grado di diagnosticare la fibromialgia. Tuttavia, sono in corso ricerche in tal senso.

Indice del dolore generalizzato

Il punteggio del dolore diffuso (Widespread Pain Index [WPI] ) si basa su una mappa corporea che include 19 punti in cui il paziente ha avvertito dolore per almeno una settimana prima della visita medica:

  • Per ogni area identificata come dolente viene conteggiato 1 punto.
  • Il numero totale delle aree può variare da 0-19.

Scala di gravità dei sintomi

Il punteggio di gravità dei sintomi [Punteggio SS] consente di misurare il grado di gravità dei sintomi da 0 a 3. Questi rientrano in 3 categorie: affaticamento, sintomi cognitivi e sonno non ristoratore.

Oltre ai risultati dell’indice e della scala, vengono presi in considerazione altri sintomi somatici, il fatto che non esista una causa sottostante per spiegarli e la persistenza di tutti i disturbi per almeno 3 mesi.

Confermare la diagnosi della fibromialgia

La fibromialgia è una malattia che continua a rappresentare una sfida per la comunità medica data la sua origine incerta, le difficoltà di diagnosi (dovute principalmente all’ampia eterogeneità del quadro clinico) e altri aspetti.

Le posizioni sulla fibromialgia sono diverse. Pertanto, non tutti gli specialisti si approcciano alla malattia allo stesso modo, o non tutti danno lo stesso valore a determinati parametri. Per questo motivo, i criteri diagnostici approvati sono solo spesso uno dei punti di riferimento. Inoltre, tali criteri non sono definitivi, ma soggetti ad aggiornamenti regolari.

Sebbene questa malattia non sia una forma di artrite (perché non provoca infiammazione o danno articolare), a causa del dolore che provoca e di altri sintomi, è utile consultare il reumatologo che risulta, quindi, uno degli specialisti più indicati.

Se avete il sospetto di soffrire di fibromialgia, parlatene con il medico di base. Probabilmente vi indirizzerà a una visita specialistica (come un reumatologo o un neurologo) per valutare più a fondo la situazione. Questo vi aiuterà a definire il disturbo e a capire come agire, oltre a ricevere l’aiuto appropriato.

Infine, tenete presente che non è raro che le persone che sospettano di soffrire di fibromialgia richiedano anche un secondo parere.

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