Demenze: tipi, caratteristiche e sintomi

Sono in molti a considerare le demenze come un fallimento in campo medico. La medicina moderna ha notevolmente aumentato la nostra aspettativa di vita. Tuttavia, ora che si vive più a lungo, aumentano anche le demenze insidiose che abbassano notevolmente la qualità della vita.
Demenze: tipi, caratteristiche e sintomi
Bernardo Peña

Scritto e verificato da el psicólogo Bernardo Peña in 27 agosto, 2021.

Ultimo aggiornamento: 27 agosto, 2021

Con il termine demenze si intende il deterioramento acquisito, cronico e generalizzato delle funzioni cognitive. Colpisce due o più delle seguenti aree: memoria, capacità di risolvere problemi, svolgimento di attività percettivo-motorie, uso delle abilità della vita quotidiana e controllo emotivo.

Il disturbo è causato da lesioni cerebrali, che inizialmente non alterano il livello di coscienza. La gravità del deficit cognitivo nella demenza interferisce con la normale vita familiare, sociale e lavorativa del soggetto.

Caratteristiche delle demenze

Le demenze hanno caratteristiche distintive, ovvero:

  • Alterazione generale delle capacità cognitive acquisite. Ad esempio, alterazione di pensiero, memoria, ragionamento, linguaggio, calcolo, orientamento, attenzione, ecc.
  • Il declino cognitivo è progressivo. Si registra via via un maggior numero di funzioni colpite e un maggior grado di deterioramento.
  • La perdita di memoria è solitamente il sintomo più caratteristico, soprattutto nelle fasi iniziali.
  • Sono accompagnate da afasia, agnosia o aprassia.
  • L’alterazione isolata di una funzione mentale non è considerata demenza.
  • Sono di natura cronica e durano più di 6 mesi.
  • Non c’è deterioramento del livello di coscienza.
  • Interferiscono con l’autonomia e la qualità della vita della persona.
  • Nelle fasi iniziali, la persona è consapevole della malattia.
  • È un processo irreversibile.
  • Coinvolgono entrambi gli emisferi e vaste aree del cervello.

Tutte le funzioni sensoriali, cognitive, motorie e comportamentali possono essere interessate dalla demenza. L’Alzheimer è la demenza più diffusa, corrispondente a 3/4 dei casi. Seguono la demenza vascolare e il morbo di Parkinson.

L’aumento dell’aspettativa di vita ha reso le demenze un problema sanitario, poiché sempre più persone raggiungono una ragguardevole età. I neuropsicologi stimano che 1/4 degli anziani di età superiore agli 85 anni soffra di un qualche tipo di demenza.

Manifestazioni cliniche di demenza

Esistono sintomi comuni a tutte le demenze. Per facilitarne la comprensione li raggrupperemo a seconda della capacità o abilità interessata:

  • Memoria: i disturbi di memoria sono spesso il primo sintomo della demenza. Viene soprattutto colpita la memoria recente; la memoria a lungo termine e la memoria implicita sono invece meglio conservate.
  • Linguaggio: si osserva un marcato impoverimento del linguaggio, nonché dell’iniziativa comunicativa. In molti casi, questi sintomi possono essere scambiati per depressione. Tuttavia, l’incompetenza linguistica è dovuta a un danno cerebrale diffuso.
  • Comparsa di aprassie o incapacità di svolgere abilità precedentemente apprese: nelle demenze, le aprassie di solito si verificano nelle fasi finali della malattia. Il paziente dimentica come si fa a vestirsi, mangiare, pulirsi, ecc.
  • Presenza di agnosia o incapacità di riconoscere gli stimoli che arrivano attraverso i sensi. Ad esempio, incapacità di riconoscere i volti familiari (prosopagnosia), o di orientarsi nel tempo e nello spazio (agnosia spazio-temporale).
  • Difficoltà di calcolo o acalculia.
  • Alterazione delle funzioni esecutive: si manifesta nell’incapacità di pianificare o autoregolare il proprio comportamento in base allo spazio e al momento presente. Incapacità di stabilire obiettivi e difficoltà a pensare.
  • Disturbi psicologici: i più frequenti sono allucinazioni, paranoidismo, tendenza a fuggire e vagabondare, mutismo, pseudo-depressione, passività, egocentrismo, ansia e depressione.

Come distinguere la depressione dalla demenza

depressione e demenze

Anche nei disturbi depressivi avviene un’apparente perdita delle funzioni intellettuali. Per questo motivo ricevono la denominazione di pseudo-demenze. Spesso, è difficile eseguire una diagnosi differenziale tra depressione e demenza. Inoltre, alcuni sintomi si sovrappongono tra le due condizioni:

Depressione Demenza
Esordio Giustificato da eventi passati o presenti. Storia di depressione. Non esistono antecedenti che giustifichino l’insorgenza della malattia.
Inizio e progressione Veloce o acuto. Lento e subdolo (insidioso).
Durata Meno di 6 mesi. Più di 6 mesi.
Tempistica La depressione precede il declino cognitivo e funzionale. Il deterioramento cognitivo e funzionale precede la depressione.
Consapevolezza della malattia C’è coscienza. Non c’è coscienza.
Atteggiamento di colpevolezza Il paziente si incolpa e si preoccupa per i sintomi. Incolpa gli altri e non si preoccupa dei sintomi.
Lamentele, proteste Presenti. Assenza di lamentele o molto rare.
Deterioramento cognitivo Disturbi generali di memoria. Disturbi di memoria recente.
Afasie e agnosie Assenti. Presenti.

Tipi di demenza

Le demenze possono essere classificate secondo il danno provocato. La classificazione più utilizzata è quella che si riferisce alla localizzazione delle lesioni, che permette di suddividerle in demenze corticali, sottocorticali e assiali.

Demenze corticali

Questo tipo di demenza insorge principalmente a seguito di lesioni nelle aree associative frontale e temporo parieto occipitale. Tipicamente si manifestano con disturbi neuropsichiatrici che iniziano con deficit di memoria a cui si aggiungono, progressivamente, disturbi come afasie, aprassie e agnosie. Inoltre, possono comparire alterazioni psicologiche.

Il declino cognitivo è devastante, anche se inizialmente può essere mascherato perché il decorso è progressivo e i sintomi compaiono lentamente. Tra queste demenze troviamo l’Alzheimer. È molto comune che il soggetto  perda la consapevolezza dei propri deficit con il progredire della malattia.

Demenze sottocorticali

Come suggerisce il nome, in queste demenze, il danno si verifica al di sotto della corteccia; più specificamente, in strutture come i gangli della base, il talamo o il tronco encefalico. Inizialmente non ci sarebbero manifestazioni afasiche, aprassiche o agnosiche, ma piuttosto mancanza di spontaneità e scioltezza psicomotoria e cognitiva. Sono accompagnate da disturbi extrapiramidali, come tremori, discinesia o acatisia.

In seguito, troviamo un frequente ottundimento e rallentamento dei processi cognitivi. Sono anche associate a disturbi dell’umore e del tono, nonché all’incapacità di eseguire pensieri o compiti complessi. Questo tipo di manifestazioni cliniche sono caratteristiche di demenze come il Parkinson.

Le demenze spesso esordiscono con deficit della memoria

Demenze assiali

Secondo Portellano, sono causati da danni a strutture situate nell’asse medio del cervello, come l’ippocampo, l’ipotalamo, il fornice o i corpi mammillari. Causano la perdita della memoria di fissazione, la perdita di iniziativa e la mancanza di attenzione per l’ambiente.

Il paradigma delle demenze assiali è l’encefalopatia di Wernicke-Korsakoff. L’aspetto del soggetto con questo tipo di demenza è apparentemente normale, sebbene si osservi una progressiva perdita di iniziativa.

Generalmente, è causato dall’abuso di alcol e si sviluppa dopo 15-20 anni di consumo continuo. Si manifesta con un’alterazione frontale, perdita di motivazione, scarso giudizio, disturbi dell’attenzione e della memoria recente, ecc.

Conclusioni sulle demenze

Le demenze sono disturbi neuropsicologici caratterizzati da un declino generale dei processi cognitivi. L’esordio è insidioso, progressivo e irreversibile nella maggior parte dei casi. Di solito insorgono in età adulta, oltre i 65 anni di età sebbene tendano a esordire sempre prima negli anni.

Sfortunatamente, non esiste un trattamento che possa fermare il processo di deterioramento. Tuttavia, la stimolazione cognitiva, la riabilitazione neuropsicologica e la psicoterapia possono ridurre l’impatto soggettivo della malattia e rallentarne la progressione.

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  • Beteta, E. (2004). Neuropatología de las demencias. Revista de neuro-psiquiatría67, 80-105.
  • Lasprilla, J. C. A., Guinea, S. F., & Ardila, A. (2003). Las demencias: aspectos clínicos, neuropsicológicos y tratamiento. El Manual Moderno.
  • Portellano, J. (2005). Introducción a la neuropsicología. Madrid, ed: McGraw Hill.