Trattamento dello shock anafilattico

Non bisogna mai aspettare che i sintomi dell'anafilassi si risolvano da soli. La mancanza di assistenza medica immediata potrebbe portare alla morte in circa mezz'ora.
Trattamento dello shock anafilattico

Scritto da Maite Córdova Vena, 10 luglio, 2021

Ultimo aggiornamento: 12 luglio, 2021

Anafilassi è un termine che viene utilizzato per raggruppare l’insieme delle reazioni allergiche improvvise e gravi, che possono essere causate da alimenti come arachidi o gamberi, alcuni farmaci e le punture di insetti (come la vespa germanica o la formica rossa). Queste reazioni possono essere fatali se non vengono trattate in tempo. Pertanto, il trattamento dello shock anafilattico non può essere ritardato. Prima viene somministrato, migliore è la prognosi.

Oltre a destare preoccupazione per il suo esordio improvviso e per la sua rapida evoluzione, la gravità dell’anafilassi risiede nel modo in cui è in grado di colpire vari sistemi (da quello immunitario a quello cardiovascolare). Questo accade quasi in simultanea e, se non si interviene, può condurre all’arresto respiratorio.

In che cosa consiste il trattamento dell’anafilassi? Cosa si può fare in attesa dell’aiuto medico? Sono necessarie altre azioni dopo la dimissione dall’ospedale? In questo articolo rispondiamo alle domande più comuni.

Primo intervento e pronto soccorso

Reazione cutanea nello shock anafilattico.
Imparare a identificare i sintomi tipici dell’anafilassi è essenziale per capire quando occorre chiamare il pronto soccorso. Le eruzioni cutanee sono molto caratteristiche.

Lo shock anafilattico può verificarsi poco dopo l’esposizione all’allergene e anche qualche tempo dopo (nelle 4-8 ore successive).

Tuttavia, indipendentemente da ciò, quando la persona inizia a manifestare sintomi (gonfiore, prurito, orticaria, irrequietezza, difficoltà nella respirazione e di parola, polso debole, vertigini, occhi rossi, ecc.) è essenziale chiamare il medico.

Nell’attesa dei paramedici, è bene fornire i primi soccorsi alla persona. Secondo gli esperti della Mayo Clinic, i passaggi fondamentali sono:

  • Chiamare il pronto soccorso.
  • Se la persona indossa uno o più indumenti attillati, rimuoverli o allentarli.
  • Non offrire nulla da mangiare o da bere.
  • Se vomita o le esce sangue dalla bocca, occorre girarla su un fianco. Questo aiuterà a prevenire il soffocamento.
  • Non somministrare alcun antistaminico di uso comune (a meno che la persona non abbia già un farmaco prescritto dal medico da usare in caso di anafilassi. In tal caso, devono essere seguite tutte le indicazioni fornite dal medico curante).
    • Anche se si somministra alla persona un antistaminico, non è sufficiente per trattare l’anafilassi. Pertanto, occorre sempre chiamare il pronto soccorso.
  • Chiedere alla persona se ha con sé un auto-iniettore di adrenalina. Aiutatela a sdraiarsi sulla schiena e iniettate l’adrenalina premendo il dispositivo contro la coscia.
  • Se la persona è svenuta e non respira, avviate la rianimazione cardiopolmonare (RCP) fino all’arrivo dei paramedici.
  • Se la persona non è svenuta, è importante aiutarla a essere il più calma possibile fino all’arrivo dei soccorsi. Potete, ad esempio, aiutarla a sdraiarsi sulla schiena con le gambe sollevate.

Non aspettate mai che i sintomi dell’anafilassi si risolvano da soli. La mancanza di assistenza medica immediata può portare alla morte in circa mezz’ora.

Opzioni di trattamento dello shock anafilattico

Trattamento dello shock anafilattico: iniezione di adrenalina
L’adrenalina è indispensabile in ogni caso di anafilassi, insieme ad altri farmaci.

Dopo il ricovero in ospedale, come indicato nel Manuale MSD, il trattamento per l’anafilassi può includere quanto segue:

  • Epinefrina (adrenalina) per iniezione sottocutanea, intramuscolare o talvolta endovenosa o intraossea.
    • In genere, l’opzione endovenosa viene praticata quando la persona ha la pressione sanguigna eccessivamente bassa.
    • L’adrenalina aiuta a rilassare i muscoli delle vie aeree e a restringere i vasi sanguigni.
  • Antistaminici (come la difenidramina) e bloccanti dell’istamina (H2) (come la cimetidina) per via endovenosa fino alla scomparsa dei sintomi.
  • Farmaci vasocostrittori (per aumentare la pressione sanguigna).
  • Beta-agonisti inalati (come il salbutamolo) per dilatare le vie aeree, ridurre il respiro sibilante e facilitare la respirazione.
  • Tubo orofaringeo e palloncino per la ventilazione con maschera facciale per somministrare ossigeno (viene usato in caso di gravi difficoltà respiratorie).
  • Siero per via endovenosa.

Una volta somministrato il trattamento anafilattico, il paziente verrà portato in sala di rianimazione, dove verranno osservati i progressi nelle ore successive. Questo perché, in alcuni casi, i sintomi dell’anafilassi si ripresentano.

Cosa aspettarsi dopo le dimissioni?

Dopo le dimissioni, il medico può suggerire di indossare un braccialetto o qualche altro accessorio simile per segnalare le allergie di cui si soffre. Probabilmente spiegherà anche l’importanza di portare con sé una siringa auto-iniettabile di adrenalina da utilizzare nel bisogno, in attesa dei paramedici.

A partire da quel momento, il miglior trattamento per lo shock anafilattico sarà evitare ciò che potrebbe scatenare la reazione (punture di insetto, cibo, medicine, ecc.).

È importante notare che non è necessario apportare drastici cambiamenti allo stile di vita per evitare l’anafilassi (a meno che non sia indicato dal medico). In generale, quanto sopra è sufficiente.

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